Il Kyoto fisso - Il Kyoto fisso

Il Kyoto fisso di Antonello Pasini

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Terra e vita: una co-evoluzione

Planet-colorsForse siamo abituati a vedere la Terra come un pianeta la cui propria evoluzione geologica ha consentito e consente tuttora alla vita di prosperare su di esso. Un pianeta ospitale – diremmo – fatto apposta per noi ospiti, immersi in questa culla già bella e pronta, e così adatta alla vita nostra e degli altri esseri viventi. E' un concetto molto popolare, simile a quello che vede la natura come lo sfondo, preesistente, immutabile e statico, su cui noi agiamo: ne ho già discusso qui.

In realtà le cose non stanno proprio così. Oggi la ricerca scientifica ci fornisce un'immagine diversa del rapporto tra il pianeta e i viventi. Ne vorrei discutere brevemente, prendendo spunto dai contenuti dell'ultimo numero di quella che probabilmente è la rivista scientifica più prestigiosa dedicata alle scienze del sistema Terra: Nature Geosciences.

In questo numero è presente un insieme di articoli su uno stesso tema-focus, relativo a come la superficie terrestre e la vita vegetale si siano influenzate a vicenda e abbiano modellato il nostro pianeta nel corso di molti milioni di anni. Segnalo, in particolare, l'editoriale, la recensione di un libro e quattro articoli (vedi qui, qui, qui e qui). Io non pretendo di discutere a fondo i risultati lì presentati: chi è interessato può andare direttamente alle fonti tramite i link precedenti. Vorrei soltanto soffermarmi su alcuni aspetti che sono importanti per delineare una visione corretta del rapporto pianeta-viventi.

Si sente dire spesso che la specifica distanza della Terra dal Sole e la sua massa peculiare l'abbiano resa adatta allo sviluppo della vita. Con questo spirito oggi si intraprende la ricerca di pianeti esterni al sistema solare, i cosiddetti esopianeti, andando a cercare quelli le cui caratteristiche di distanza dalla loro stella e di composizione e grandezza del pianeta risultino simili a quelle della Terra. Questi, tuttavia, appaiono solo come dei prerequisiti, necessari ma probabilmente non sufficienti, per lo sviluppo della vita come noi la conosciamo.

Poi è scoccata la "scintilla della vita", non sappiamo ancora bene come… e da quel momento il pianeta non è stato più lo stesso. Se a quei tempi la Terra poteva essere come quei corpi celesti che andiamo cercando oggi, da allora in poi la presenza della vita ne ha influenzato la stessa evoluzione geologica: non a caso si parla di un certo numero di traformazioni e addirittura almeno di una "rivoluzione" bio-geo-chimica nella storia "recente" della Terra.

Vorrei solo ricordare alcune di queste trasformazioni. Quella forse più evidente riguarda la composizione della nostra atmosfera: se oggi abbiamo quella grande quantità di ossigeno nell'aria, ciò è dovuto essenzialmente all'evoluzione di organismi che hanno utilizzato la fotosistesi. Ma la Terra non è così peculiare solo per la sua atmosfera; anche la composizione del suolo, ricco di carbonio organico, è dovuta all'arrivo sulla terra dei primi microbi "fotosintetici" ed eucarioti.

Poi c'è stata l'evoluzione delle piante: prima muschi e licheni, poi le piante vascolarizzate, cioè con radici (e funghi ad esse associati), linfa, fotosintesi e stoccaggio di carbonio, che ha portato ad una rivoluzione bio-geo-chimica con un utilizzo molto più efficiente di nutrienti e uno scambio più efficace tra suolo e atmosfera. Infine, è stato mostrato che i nostri corsi d'acqua hanno assunto la struttura attuale solo in seguito all'interazione con le piante: vedi qui per ulteriori informazioni.

Insomma, senza lo sviluppo della vita la Terra non sarebbe il pianeta che è adesso. Ciò che vediamo oggi è il risultato di un'interazione tra due dinamiche evolutive, quella geologica e quella della vita. Questo rapporto è stato caratterizzato da influenze reciproche e feedback (retroazioni) nel corso degli ultimi milioni di anni; certo, con un'evoluzione congiunta mediamente lenta, ma anche con momenti più "esplosivi", come la rivoluzione bio-geo-chimica citata più sopra.

E' all'interno di questa dinamica evolutiva che nasce l'uomo, caratterizzato oggi dalla propria evoluzione culturale e tecnica, così rapida ed esplosiva.

Se c'è una lezione che dobbiamo trarre da questa co-evoluzione passata del nostro pianeta con la vita a noi precedente, credo che questa risieda proprio nel fatto che non esiste un substrato inerte e plasmabile a piacere su cui inserire indipendentemente qualsivoglia attività umana. Esiste invece una dinamica congiunta pianeta-natura con cui dobbiamo relazionarci: le nostre azioni – la nostra dinamica – influiscono sempre su di essa e ne ottengono indietro retroazioni. L'evoluzione dell'uomo su questa Terra è inestricabilmente legata all'evoluzione del pianeta e della natura. Se trascuriamo tutto ciò, soffriamo di deliri di onnipotenza.

Concludo con una breve riflessione, che ho già scritto, insieme a Luca Fiorani, in un libro recente. Il fatto di essere ben legati alla Terra non è un vincolo che tarpa le nostre ali, tutt'altro. Unito alla nostra capacità di progettare il futuro, è la premessa necessaria per un'evoluzione comune e sostenibile sul nostro pianeta.

Commenti

Sarebbe bene che i nostri amministratori capissero appieno che il pianeta non è una risorsa da prosciugare bensì la ragione per la quale noi possiamo vivere. Purtroppo questa miopia è insita nell'uomo e questa lezione dovrebbe essere insegnata ai nostri figli facendo vedere che storicamente i loro genitori non hanno capito un bel niente. Prima o poi il pianeta si riprenderà tutto quello che gli abbiam tolto...
Discutendo con alcuni amici, è venuta fuori questa domanda: perché talvolta la scienza è così mal vista? Forse perché limita i nostri deliri di onnipotenza? Beh, certo la scienza ha anche il “difetto” di analizzare quantitativamente la relazione dinamica tra sistemi interagenti. E questo può non piacere, ma a volte ci dà lezioni precise...