Il Kyoto fisso - Il Kyoto fisso

Il Kyoto fisso di Antonello Pasini

RSS Feed

Conflitti e fattore climatico: c’e’ anche oggi un Generale Inverno?

Ritirata-alpini6La foto d'epoca che compare qui a fianco spiega meglio di qualsiasi parola quanto il clima di una data regione possa influire su una guerra. In quel caso (la ritirata dei nostri Alpini dalla Russia) si è trattato del cosiddetto "Generale Inverno", che ha determinato in buona parte le sorti della campagna di Russia della II guerra mondiale e ha contribuito ad impedire all'asse Hitler-Mussolini di conquistare Mosca. Altre volte singoli eventi meteorologici hanno mutato le sorti di una guerra: si pensi alla tempesta che distrusse l’Invincibile Armada spagnola.

Nel mondo di oggi si assiste spesso a conflitti di tipo diverso: non guerre “strutturate” come quelle di cui ho appena detto, bensì rivolte o guerre civili locali in Paesi in cui – ad esempio – precedentemente regimi coercitivi avevano imposto un ordine “fasullo”, sotto il quale covavano comunque elementi di tensione pronti a scoppiare. Penso ovviamente a ciò che è accaduto nei Paesi dell’ex Jugoslavia e, più recentemente, nei Paesi del Nord Africa.

Essendo questi conflitti generalmente locali, è chiaro che il clima non può che influenzare le opposte fazioni più o meno allo stesso modo. Possiamo chiederci, tuttavia: c’è anche oggi un ruolo del fattore climatico, non tanto nell’andamento di questi conflitti, quanto nel loro innesco e nel loro sviluppo? Insieme alle altre cause di tipo economico, sociale e politico, anche il clima e i suoi cambiamenti possono essere influenti nel determinare le tensioni che poi tendono a sfociare in conflitti? Sarà solo un caso che il Pentagono commissioni molto spesso studi sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla sicurezza nazionale?

Recentemente si è affrontato il problema all'interno di più settori di studio, dalle scienze sociali a quelle naturali. Una lucida analisi dal punto di vista di un esperto in sicurezza internazionale è quella di Grammenos Mastrojeni, un diplomatico italiano che si occupa di questo problema ormai da vari anni. Si veda un suo articolo pubblicato recentemente sulla rivista Il Mulino e si dia un'occhiata al suo sito web, dal titolo significativo: Effetto serra – effetto guerra?

Non entro nel dettaglio di quanto sostiene Mastrojeni, ma mi limito a notare che la sua analisi riconosce che i cambiamenti del clima, in zone vulnerabili come i Paesi del Nord Africa, possono contribuire ad alimentare quelle tensioni che poi rischiano di sfociare in conflitti armati. Del resto anch'io ho già fatto notare in passato come gli effetti dei cambiamenti climatici non si possano "misurare" in 1 o 2 gradi in più di temperatura, ma si riescano a cogliere effettivamente solo se si vanno a valutare gli impatti effettivi di questi "piccoli" cambiamenti (incluse le variazioni di precipitazione) sul territorio, gli ecosistemi, i sistemi agricoli e produttivi, ecc.. Date solo un'occhiata alla figura che presentavo in questo post. Gli impatti sui sistemi agricoli delle zone sub-tropicali appaiono devastanti, con conseguenze drammatiche per la possibilità di sussistenza delle popolazioni locali.

Insomma, analisi attente di esperti in scienze sociali riconoscono che anche il clima e i suoi cambiamenti possono assumere il ruolo di concause per l'innesco di conflitti. C'è dunque un Generale Inverno che agisce diversamente dal passato, ma esiste comunque un fattore climatico.

A questo punto, cosa dicono le scienze naturali? Esistono studi più quantitativi che vadano a pesare questo fattore? Cercherò di affrontare l'ergomento nel prossimo post.

Stay tuned…

Commenti

Caro Antonello, è molto condivisibile quanto dici nel blog. A supporto degli effetti climatici sulla vita sociale e sull'economia, consiglio anche la lettura di "The Little Ice Age: How Climate Made History", un bel libro di Brian Fagan che racconta diverse vicende storiche, economiche e sociali medievali e post rinascimentali rivisitate considerando gli effetti del clima sulla vita delle popolazioni.