Il Kyoto fisso - Il Kyoto fisso

Il Kyoto fisso di Antonello Pasini

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Scienziati: bambini o anziani?

Nell'immaginario popolare lo scienziato viene visto spesso come un eterno bambino giocherellone, che vive in un mondo tutto suo (perso dietro i suoi esperimenti), oppure come un vecchio saggio cui l'intensa frequentazione con la natura e le sue leggi ha permesso di capire come va il mondo.

Anch'io ho usato spesso la metafora della natura come giocattolo da esaminare e di cui comprendere il funzionamento (si veda, ad esempio, questo post, o la prefazione ad un mio libro di qualche anno fa). E sono assolutamente convinto del fatto che chi si occupa dell'indagine della natura abbia mantenuto più di altri lo spirito ludico e la curiosità pura e vivace dei bambini.

Il mese scorso, peraltro, leggendo "Le età della vita", di Carlo Maria Martini, mi sono imbattuto nell'affermazione che la vecchiaia solitamente è (e deve essere) l'età in cui uno rivaluta l'unità delle cose. E anche questo atteggiamento mi pare che molto si attagli all'attività dello scienziato. Penso, ad esempio, al lavoro dei teorici che tentano di "comprimere algoritmicamente" i sistemi che stanno studiando in sistemi di equazioni che esprimano matematicamente il loro funzionamento e l'interrelazione dinamica tra le relative componenti (ad esempio per il sistema clima o per un ecosistema): in tal modo abbiamo un modo sintetico e generale di descrivere la natura, che, tra l'altro, ci permette di prevedere fenomeni (che non ci appaiono più casuali) anche in casi mai visti in passato. Un altro esempio di ricerca di unità è lo studio di leggi o modelli matematici simili (diremmo quasi "universali") in campi diversi, come succede oggi nell'analisi di tanti differenti sistemi complessi: si veda un esempio nei tre post precedenti, dove il paradigma dato da un semplice modello meccanico si è utilizzato in campi diversi alla ricerca di risultati analoghi. E che dire, infine, dei tentativi di unificazione delle forze fondamentali?

Insomma, mi spingerei proprio a dire che lo scienziato in genere congiunge in sé la voglia di gioco e la curiosità del bambino con il desiderio di sintesi concettuale (e, perché no, esistenziale) dell'anziano. Nel mondo di oggi, dominato da una visione adulta, conflittuale ed esasperatamente competitiva della società, credo che questo sia il migliore complimento che si possa fare a chi si occupa di scienza.

Ma queste sono solo semplici considerazioni sotto l'ombrellone…

Spero che qualcuno, magari meno "tramortito" dal sole, possa aggiungere qualcosa di più interessante e intelligente…

Commenti

Le considwerazioni dell'amico Antonello mi sembra tocchino un paio di punti importanti sia per la caratterizzazione dell'attività scientifica, sia per il suo riflesso nell'immaginario popolare. Sicuramente è vero, in qualche misura, che nello scienziato, almeno nelle sue motivazioni più antiche e profonde, c'è uno speciale tipo di curiosità ed emozione davanti alla natura, che si traduce nel "gioco" con la natura(direi anche nel senso formale della teoria dei giochi, domande-risposte, cambiano le domande cambiano le risposte...provate a fare domande classiche ad un sistema quantistico!). E' la fase del "fanciullo" così ben descritta nel Saggiatore di Galilei. Ma è vero che la maturità ed il bisogno di Unità possono prendere il sopravvento con l'età. Il chè in genere comporta un rischio notevole, anche se affascinante. Il tentativo di cercare nelle proprie equazioni una visione "ultima", una "teoria del tutto" ed anche di dare una risposta a domande filosofiche. Einstein è un ottimo esempio delle due fasi: in gioventù, audare ed "euristico", ipotizza i fotoni, e costruisce la relatività ristretta basandosi su principi di simmetria. In vecchiaia forza le relatività generale a darerisposte cosmologiche, costruisce una serie di teorie unificate che si scontrano con la fisica quantistica, e nel valutare la nuova fisica si fa guidare più dall'idea che "Dio non gioca a dadi" che dai fatti empirici.Ma credo che oggi ci sia una nuova immagine che permea l'attività scientifica e l'immagine dello scienziato: quella performativa, alla moda, ipercompetitiva e supersettoriale. Potrebbe essere imbarazzante fare domande ad un giovane studioso su qualcosa di va oltre la sua tesi di dottorato, e sopratutto potreste avere delle brutte sorprese se gli chiedete perchè sembra aver puntato tutta la sua vita proprio su quel segmento di conoscenza! Appellandomi anch'io come Antonello ad un sole che qui in Sicilia non accenna a martellare,mi abbandono ad un granello di pessimismo: penso che questo tecno-scienziato potrebbe farci rimpiangere l'audacia euristica del "fanciullo" gaileiano ed i rischi filosofici del "vecchio saggio", trasformando la natura stessa della scienza ed appiattendola su un prodotto alla moda la cui funzionalità e meramente tecnica ed i cui obiettivi sono culturalmente del tutto ideologici. IL