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Il mezzo bicchiere di Cancun

Copenhagen era finita prendendo atto della mancanza di un accordo: vedi qui.

A Cancun si è andati più d'accordo e si sono trovate linee comuni, ma gli impegni veri non sono ancora stati presi.

Come succede sempre in questi casi, i commentatori si dividono tra chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo considera mezzo vuoto...

Un buon punto di partenza per capire cosa è successo a Cancun è sicuramente il comunicato stampa della Convenzione Quadro dell'ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

Nelle frasi introduttive del comunicato si sottolinea fortemente come Cancun abbia segnato la rinascita della speranza e della fiducia nel processo di negoziazione multilaterale. E già da qui si capisce che effettivamente il vero risultato è questo: la ripresa di un negoziato serio dopo che Copenhagen aveva palesato l'impossibilità di un accordo reale... Cancun si configura sostanzialmente come un "nuovo inizio".

Venendo agli elementi più concreti dell'accordo di Cancun, nel "pacchetto" c'è finalmente l'impegno dei Paesi industrializzati (quelli del vecchio protocollo di Kyoto) a ridurre dal 25% al 40% le loro emissioni di gas serra entro il 2020, anche se nessuno si vincola ad una cifra precisa. Questo dovrebbe avvenire con il "rinnovo" del protocollo di Kyoto dopo la sua data di scadenza che, ricordiamolo, è il vicinissimo 2012. Nel contempo anche i Paesi in via di sviluppo si sono presi l'impegno di ridurre (non si stabilisce di quanto).

Inoltre viene creato un Green climate fund, per il trasferimento di denaro e di tecnologie verso i Paesi in via di sviluppo, e un Cancun adaptation framework per rendere concreta la possibilità che questi Paesi così vulnerabili riescano a "difendersi" dai danni climatici nell'immediato futuro mediante progetti di adattamento. I fondi a favore di questi Paesi vengono quantificati in 30 miliardi di dollari, con la possibilità di passare a 100 miliardi di dollari all'anno nel 2020.

I risultati sono sostanzialmente questi. Come li possiamo giudicare?

E' chiaro che sono stati fatti dei passi avanti, ma questo è avvenuto soprattutto nel "clima" di fattiva collaborazione tra le varie delegazioni, più che rispetto al "clima reale". Se si vuole, infatti, che si dovesse ridurre dal 25% al 40% lo si sapeva già. Oggi Cancun non fa molto di più che ricordarcelo... Le decisioni sul fondo verde e sull'adattamento sono sicuramente significative, ma allo stesso tempo manca l'intelaiatura precisa di un nuovo accordo globale. Ci sono ancora svariate opzioni tra cui scegliere, ognuna caldeggiata da Paesi diversi per motivi diversi.

Insomma, è assolutamente positivo che ora ci si parli in maniera più aperta e che ci sia stata convergenza su questioni di principio, ma da qui a dire che un futuro accordo sul clima è vicino, ce ne passa... La via verso la prossima Conferenza sul clima è lunga e la mappa di cui disponiamo per arrivarci non è ancora così dettagliata come occorrerebbe per non avere problemi lungo la strada. E non sappiamo se, in questo contesto, i leader del mondo saranno così illuminati da prendere decisioni sagge per tutti noi.

Allora, se posso azzardare una conclusione direi che, in questo momento in cui si è rasserenato il "clima" della negoziazione internazionale ma esistono ancora forti dubbi sulla possibilità di ottenere un accordo reale e concreto, occorre assolutamente dare "una spinta" a questo processo innescando meccanismi economici ed ambientali virtuosi a tutti i livelli.

La coscienza ambientale e la constatazione del potere economico delle nostre scelte di tutti i giorni può veramente innescare un cambiamento epocale...

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