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Obama, i cinesi e il clima di tutti

American-flag-made-in-china-laura-padgett Questa foto (copyright Laura Padgett) è significativa. Nei colloqui di Singapore tra Obama e Hu Jintao il clima è stato tra gli interessi principali, ma sotto sotto c'era ben altro...

Come accogliere l'affossamento del vertice di Copenhagen della prima ora e la marcia indietro successiva? Tempo fa, scherzando, un giornalista mi diceva che presto avrei dovuto cambiare il titolo del mio blog. Ebbene, purtroppo non dovrò ancora farlo: a Copenhagen non si scriverà un trattato che sostituisca il protocollo di Kyoto...

E dire che la macchina della negoziazione internazionale stava procedendo a tappe forzate. Si erano fatti progressi sul problema dell'adattamento a quei cambiamenti climatici ritenuti inevitabili (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), sulla riduzione della deforestazione, sui meccanismi dei versamenti di denaro ai fondi per i Paesi poveri. Rimaneva sul piatto il grande problema di stabilire la quantità di questi finanziamenti e, soprattutto, la definizione degli obiettivi di riduzione di gas ad effetto serra per ogni Paese.

Oggi sappiamo che di quantità precise di riduzione non si parlerà alla Conferenza COP 15 di Copenhagen, ma si cercherà solo di raggiungere un accordo politico sulla strategia e si faranno dichiarazioni di intenti. Gli impegni concreti si fisseranno alla COP 16 l'anno seguente? Nessuno può esserne certo... E' chiaro però che le dichiarazioni di Obama e di Hu Jintao ci fanno pensare che, quando si saranno risolti i problemi della sanità americana, del cosiddetto climate bill e di alcuni aspetti che interessano la Cina all'interno e all'esterno delle proprie frontiere, il clima prenderà il posto che gli compete nelle agende dei governanti di questi Paesi.

Nel frattempo i singoli cittadini potranno agire per "forzare la mano" ai loro politici. In questo senso è interessante notare che anche in Cina ciò sta già succedendo: la coscienza ambientale è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, anche a causa di notevoli problemi dovuti, ad esempio, all'elevato tasso di inquinamento, ma anche al fenomeno della desertificazione. E i governanti hanno recepito... Sui giornali cinesi vi sono sempre grandi titoli su argomenti ambientali e servizi di approfondimento. E lì se qualcosa va sui giornali, vuol dire che è approvata dal governo...

Direi che anche in Italia dovremmo fare qualcosa in questo senso, per non leggere ancora le notizie che riportavo in un mio post recente sulla "arretratezza" della politica ambientale italiana.

Commenti

Bravo Antonello! Quì cè Green Peace che lotta contro la nostra Presidenta per via del carbone minerale che minaccia i giacciai della Patagonia. Ma lei se ne frega!
Ringrazio la tua cognata che mi manda i tuoi articoli. Un abbraccio a tutti. Ángel.

Ciao Antonello,
Leggo una certa amarezza nel tuo articolo. Ne hai ben donde. La rimodulazione della struttura geopolitica mondiale passa, necessariamente, su molti aggiustamenti. Che siano più o meno confacenti o sinergici alla biosfera, almeno preliminarmente, può diventare un “optional”. Certo, come dici giustamente, la massa critica per il cambiamento (della politica ambientale) può accrescersi anche con il contributo degli Uomini medi, quelli che fanno opinione ma non sono attori individuali. Il Popolo, insomma, o i Cittadini se vogliamo usare una annotazione coerente con il nostro Stato di diritto. È sicuramente auspicabile una certa presa di coscienza diffusa ed in ciò vedo meritoria l’opera dell’Informazione, quella obiettiva e corretta, ovviamente. Il recente caso sui presunti dati alterati del cambiamento climatico mi fanno pensare….
Serenità, comunque!
metro

Caro Antonello.
E' ormai risaputo che investire risorse in qualcosa che materialmente non puoi subito percepire è alquanto difficile. In Italia si sa con quanta fatica si porta avanti la ricerca, ma ci improvvisiamo subito sapientoni non appena succede il disastro, come quello recentemente avvenuto nel messinese. Lì, dove vi erano verdi colline a picco sul mare, si è pensato bene di cementificare tutto. Ovviamente, tutto si ingigantisce se si discute di un problema più globale, e figurimoci quindi come mettere coerenza tra i grandi governatori e le loro magagne interne. Ma sai, come si dice qui in Sicilia, terra dei "gattopardi", ...chissà se quando ci sarà da preoccuparsi, noi ci saremo...
Marcello.

Ciao Antonello.
Alcune notizie di questi giorni prossimi a Copenaghen.
Obama conferma la svolta “verde” per il controllo delle emissioni di diossido di carbonio. Analogamente si è mossa la Cina che, con l’impegno in Africa, sta diventando una potenza economico finanziaria mondiale. Il Brasile, congiuntamente con la Francia (nella Conferenza dei Paesi Amazzonici) ha confermato l’impegno non solo per il controllo ma (cosa fondamentale) l’impegno per gli aiuti ai Paesi dl 3° Mondo. L’Europa del Nord, già virtuosa, conferma la propria volontà a mantenere il proprio “trend”.
Quindi solo note positive? Forse ma non convergenti.
In più il negazionismo scientifico (sul riscaldamento globale) di alcuni Paesi potrebbe giocare un ruolo non nullo, se non negativo, sulla definizione degli “standard” e, in un certo senso, giustificare la non assunzione di una responsabilità collettiva.
Ne potrebbe, però, derivare un’incoerente posizione di quei Paesi, laddove si dimostrasse che colà la Ricerca e la Coscienza Ambientale sia poco diffusa se non scoraggiata.
Intanto prenderne coscienza, in quei Paesi, sarebbe già un fatto positivo, specie se avvenisse a livello politico-imprenditoriale.
E l'Italia? A parte dichiarazioni di interessi comuni europei, ha una sua strategia nella Ricerca e nella formazione di una Coscienza Ambientale?
Serenità

Scusate, ma non vi rendete conto che nonostante gli appelli da last minute chance che vengono lanciati ogni anno i principali governi mondiali non fanno passi avanti? Secondo me non fa bene lanciare appelli allarmanti. Già l'anno scorso c'era chi diceva che il summit scorso sarebbe stata l'ultima occasione. Poi è passata e poi ce ne saranno altre di ultime occasioni? Strategia comunicativa sbagliata, forse. Obama va in Cina e dice che non si fa nulla, poi viene in Europa e per avere più soldati in Afghanistan promette di proseguire con la green economy, a me sa un po' di presa per i fondelli. Dall'altro canto io che non sono poi così convinto dell'efficacia di Kyoto (anche in una sua totale applicazione) credo che più che della mitigazione dei cambiamenti climatici (una chimera) dovremmo essere soddisfatti di una maggior indipendenza energetica per i vantaggi geopolitici che questa comporta.

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