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16/10/08

Berlusconi, Gelmini, Brunetta e la scienza italiana: il bel Paese su Nature

Siamo al pubblico ludibrio del mondo intero...

Le imprese "scientifiche" dei nostri politici sono su Nature, il settimanale di scienza più importante del mondo insieme a Science. Un editoriale di apertura sul numero odierno della rivista analizza le ultime azioni del governo italiano sul sistema di ricerca del bel Paese. Leggetelo: è sempre molto istruttivo capire come ci giudicano dall'esterno...

Nell'editoriale si parla di Brunetta e della Gelmini, dei tagli indiscriminati che si stanno effettuando e della mancanza di strategie per sviluppare la nostra ricerca scientifica e, con essa, il sistema economico del Paese. Nelle pagine interne c'è anche un breve articolo di approfondimento, che non è liberamente visibile, ma che comunque non aggiunge molto (si apprende però che la Gelmini non ha voluto rispondere a quesiti di Nature sull'argomento)...

Da ricercatore che collabora con gruppi stranieri, soprattutto negli Stati Uniti, riesco ad avere il polso di come gli "altri" percepiscono la nostra situazione. In generale c'è una grande solidarietà per le situazioni di difficoltà in cui operano gli scienziati italiani, perchè c'è una grande stima (a volte anche timore) della nostra creatività. Loro (i colleghi stranieri) non te lo dicono per pudore, ma si capisce che pensano che noi operiamo in condizioni da terzo mondo...

Vi lascio con la prima frase dell'editoriale:

" It is a dark and angry time for scientists in Italy..."

CATEGORIE: Prima pagina , Scienza

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Commenti

beh, se andiamo avanti cosi, non dovranno preoccuparsi molto (gli stranieri) della creativita' delle nuove generazioni italiane... che tristezza!

Corrispondenza di amorosi sensi. Ho appena scritto anch'io di Brunetta e qualche svarione sulla ricerca (http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/2008/10/meglio-prendere.html). Solo dopo mi sono accorto del tuo post. Ti devo un link...

Adesso me ne devi due...

Secondo me molti soldi che potrebbero essere dati alla ricerca si perdono nei meandri del pubblico impiego. Ovviamente questi ultimi sanno fare molto più azioni di lobbying grazie anche ai sindacati, CGIL in testa. Ricordiamoci inoltre che il pubblico impiego è sempre un grosso bacino di utenza per il voto..forse il bacino legato alla ricerca non lo è.
Purtroppo se non si riesce a far capire, a tutti però, non solo ai politici, che la cultura, la scienza e la ricerca sono il vero motore di un paese moderno, allora non avremo scampo. Ma come farlo? Diciamoci la verità: abbiamo una scuola che fa ridere (e spendiamo una barca di soldi per tenerla su, soprattutto per pagare alcuni insegnanti che hanno un bassissimo profilo), una università che mostra, si, punte di eccellenza, ma che a mio parere non è in grado di trasferire ai propri studenti e al mondo esterno il proprio know how (quindi è come se fosse un silos alla fin dei conti).
Forse veramente si dovrebbe aprire un grande dibattito su queste cose: ma un dibattito serio, non con posizioni preconcette, che a me sembra invece che siano sempre presenti..purtroppo.

A maggio , durante un congresso, racontavo la situazione dei neo-PhD a un collega del Geological Survey israeliano. La sua risposta è stata:"Macome fate a vivere?"

In particolare poi per chi fa ricerca sulla tematica climatica sono periodi cupi...
Non è un caso che Brunetta è lo stesso che faceva le prefazioni al libro di Battaglia e Ricci “Verdi fuori, rossi dentro. L'inganno ambientalista”… e ora dice che “Il piano 20-20-20 è una follia”.
A loro la scienza non interessa, non interessa il problema climatico, interessa solo il loro ego e i loro squallidi affarucci. Fino all’altro giorno pensavo che più di tanto danni non potevano fare … ora sto cambiando idea. Per l’università e la ricerca quest’ultima riforma può essere un danno serio.
Ciao
Stefano

Da studente universitario in ambito fisico e climatico quasi al termine non posso che esprimere il mio cupo e buio stato di incertezza circa la possibilità di trovare un lavoro consono ai miei "sudati" studi in Italia.

Ci attirano da liceali con "questa e quella possibilità", solo all'università poi ci rendiamo conto e anche i docenti ci dicono proprio faccia a faccia che "lavoro non ce n'è per voi" o anche "forse avete qualche possibilità andando in inghilterra o negli Stati Uniti"...

Oltre che sfogarci non sappiamo più cosa fare... Un articolo su un sito di Borsa, inoltre, non ha fatto altro che gettare altro fango, ma è la pura realtà: le lauree vengono svalutate anche quest'anno e precisamente del -0,8% rispetto ai diplomati. DI questo passo i tagli alle università saranno quasi "logici" visto che con essere si lavora poco e nessuno ci andrà più (anche perchè se le università diventano private ci andrà veramente una netta minoranza sociale... sbaglio o intravedo in questo e in altre manovre politiche una piena tendenza alla "dittatura nascosta"? Cioè diminuzione della cultura, aumento del controllo giornalistico, servizi del tipo: o questo o niente? e tante altre cose? Almeno sotto MUssolini c'era una pseudo sicurezza, qui non c'è neanche quella con tutta sta mancanza di controllo)

Molti studenti di fisica dell'atmosfera come me sono veramente col morale a terra...

Sono dell'opinione che protestare, come sta succedendo in questi giorni, serva a poco perchè non ha mai prodotto alcuna marcia indietro, alcuna revoca dei provvedimenti, almeno nei precedenti governi, figuriamoci con questo governo che usa la forza per tacere il dissenso...
L'unica cosa che si può fare, se si vogliono veramente cambiare la cose, è pruomuovere una sottoscrizione di firme a livello nazionale per un eventuale Referendum; non so però se la Costutuzione permetta l'abrogazione di un decreto legge tramite Referendum...

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