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Lo sviluppo tecnologico può fermare il cambiamento climatico?

E' la classica domanda da un milione di dollari! E nessuno di noi possiede tutti i dati e gli strumenti per rispondervi in maniera dettagliata ed esauriente...

Tuttavia, sul numero di ieri di Nature è stato pubblicato un articolo di commento che fornisce alcuni elementi che vanno considerati come base per qualsiasi discussione in merito. Il settimanale inglese ha dedicato anche un editoriale a questo articolo, ha raccolto le opinioni in merito di alcuni esperti nella sua sezione di News e ha invitato i propri lettori a partecipare alla discussione. Il tutto è liberamente disponibile online.

L'articolo in questione è firmato da Roger Pielke Jr, un esperto di politica della scienza, da Tom Wigley, un climatologo molto noto, e da Christopher Green, un economista.

Come molti sapranno, le proiezioni climatiche future ottenute dai modelli dipendono fortemente da quali assunzioni si fanno sulle prossime emissioni di gas ad effetto serra (come la CO2) nel secolo appena iniziato, che a loro volta dipendono da scenari economici e di produzione energetica. Ebbene, in questo senso la comunità scientifica si è dotata di alcuni scenari di emissione che sono stati utilizzati dai modellisti per "alimentare" i propri modelli e permettere loro di fornirci un ventaglio di proiezioni climatiche future. Di queste proiezioni, quelle più pessimistiche, cioè quelle che forniscono, ad esempio, i maggiori aumenti di temperatura globale, sono quelle che derivano dall'ipotesi di futuri scenari di sviluppo economico detti di business as usual (BAU), senza interventi correttivi politico-economici.

Ora, nell'articolo in questione, i tre autori notano che questi scenari (creati nel 2000), includono miglioramenti "spontanei" sia dell'efficienza con cui si produce l'energia sia della cosiddetta "intensità di carbonio" della produzione stessa: in tal senso una tonnellata di combustibile dovrebbe essere trasformata in energia utilizzabile con maggior efficienza e, allo stesso tempo, la CO2 che esce da questa tonnellata dovrebbe essere di meno. Ovviamente, per altre produzioni di energia (solare, eolica, nucleare, ecc.) si deve parlare di tonnellate equivalenti... Il fatto che questi miglioramenti vengano considerati "spontanei" significa che essi non sarebbero indotti da interventi politici ma sarebbero una tendenza interna allo sviluppo tecnologico.

I tre autori, allora, fanno notare innanzi tutto che la tendenza ad un miglioramento nell'efficienza e nell'intensità di carbonio, che effettivamente si era avuto dal 1970 al 2000, si è completamente invertita negli ultimi anni. Ciò ha portato ad un incremento notevole nelle emissioni di CO2, specie da parte di Cina e India, non previsto da scenari BAU. Avevo già fatto notare la cosa in questo post di qualche mese fa.

Ovviamente, per passare da questi scenari BAU a scenari che consentano di ottenere una stabilizzazione dei gas ad effetto serra in atmosfera (e dunque della temperatura) lo sforzo tecnologico aggiuntivo non era poi particolarmente elevato e costoso, perchè una parte di miglioramento tecnologico era "spontanea" e già inclusa nei BAU stessi. In ogni caso, è chiaro che questo sforzo aggiuntivo può essere fornito solo da "correzioni" politiche e decisionali che spingano verso nuove tecnologie di produzione energetica...

Gli autori, allora, hanno creato uno scenario BAU estremo che non prevede miglioramenti tecnologici, cioè che assume una "tecnologia congelata" a quella attuale, e si sono resi conto che lo sforzo tecnologico richiesto per limitare i cambiamenti climatici potrebbe essere molto più forte di quello previsto dall'IPCC.

Attualmente si stanno revisionando tutti gli scenari di emissione per renderli più realistici. Questo sicuramente aiuterà a renderci conto meglio se lo sforzo tecnologico sia o no sostenibile.

Senza entrare in ulteriori dettagli, e rimandando ai commenti degli esperti per ulteriori spunti di discussione, vorrei fare due semplici riflessioni...

Gli ultimi anni hanno mostrato che l'andamento virtuoso della tecnologia rispetto ad efficienza energetica e intensità di carbonio si è fermato. Da un lato ciò attesta che l'evoluzione reale delle emissioni (e del clima) sta superando in questi anni le previsioni più pessimistiche fatte in passato. D'altro lato, è chiaro che in futuro occorreranno decisioni politiche più ferme nell'incentivare la ricerca scientifica e tecnologica sulle produzioni di energia a bassa emissione di gas ad effetto serra e, agendo su leve economiche, per aumentarne l'utilizzo. Non possiamo più sperare nell'andamento tecnico-economico "spontaneo": bisogna decidere, con una leadership ferma e lungimirante, o con una forte spinta dal basso.

Questo articolo mostra chiaramente che difficilmente il problema dei cambiamenti climatici si potrà risolvere semplicemente con uno sforzo tecnologico. Probabilmente si tratterà di ripensare un modello di sviluppo e uno stile di vita...

Commenti

Proprio un bell'articolo sul quale mi trovo daccordo in pieno.

Siamo sull'orlo del baratro, e non glie ne frega niente a nessuno: neppure a Pecoraro, che si diverte a straparlare senza neache avere cognizione degli argomenti che tratta.

Signori, o si torna subito all'energia NUCLEARE, o siamo tutti fregati!

A riguardo, ho scritto un articolo sul mio sito:

http://www.geocities.com/pietromele/index_files/opinions/peggiorProblema.html

Attualmente sono all'estero e non sto seguendo la campagna elettorale, ma sono sicuro che si discute di ben altro. Tiro ad indovinare: conflitto di interessi, disoccupazione, Cina?
I problemi sono ben altri. Sono la miseria nera, alla quale ci stiamo velocemente avvicinando senza rendercene conto. E l'ambiente, ma non quello dei "verdi", non l'ambiente a fini politici. Ma quello vero, che deve sostenere sei miliardi di persone, e che puo' farlo solo se si utilizza una fonte di energia di tipo nucleare, oggi fissione e domani fusione.

Ma dimenticavo, c'e' la campagna elettorale e queste sono questioni di lungo periodo che non portano voti, e quindi vengono ignorate.

Lungo periodo? Diciamo che tra venti anni (previsione ottimistica) il petrolio finisce. Io avro' 56 anni. Mio figlio 20. Vogliamo dire che la cosa non ci riguarda???

Accuso tre categorie di persone, a cui in un prossimo futuro potremo rinfacciare la responsabilita' di non aver agito:

- I politici: perche' certe decisioni spettano a loro, e si sono dimostrati in gran parte immaturi.
- I giornalisti: poiche' grazie alla loro indipendenza (?) hanno il potere di vigilare su cio' che viene e non viene fatto, anche sul lungo periodo; e invece sono capaci di scrivere solo di cronaca.
- Gli industriali: poiche' nonostante il loro potere, hanno dato un contributo praticamente nullo nella discussione sul futuro dell'Italia (e sottolineo dell'Italia, non del "Paese") e della sua politica energetica, preferendo delocalizzare.

Leggete il mio articolo e fatemi sapere cosa ne pensate.
Grazie,

Pietro Mele


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