In fuga dal riscaldamento globale
Mi sono sempre piaciuti i documentari sugli animali. Da bambino ero particolarmente colpito dai loro comportamenti "quasi umani", così come venivano sottolineati (forse allora più di adesso) dagli autori. Oggi mi sento attratto dalla descrizione della complessità degli ecosistemi, dalla loro evoluzione nel tempo e dalle varie forme di "cooperazione" e sinergia tra individui e specie.
In ogni caso, un documentario mi lascia sempre con una maggiore comprensione delle dinamiche evolutive (e di strategie per la sopravvivenza) e, all'interno di queste dinamiche, con un senso di "affetto" per le altre forme di vita presenti sul pianeta.
Da qualche tempo, poi, in collaborazione con colleghi del Dipartimento di biologia animale e dell'uomo dell'Università di Roma - La Sapienza e dell'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR, mi occupo di studiare gli impatti dei cambiamenti climatici recenti su alcuni "topini" che vivono in Appennino e che vengono "osservati" da circa 20 anni in Abruzzo, vicino alla Majella.
La "simpatia" di questi topini è facilmente percepibile dalle foto qui a fianco. Ma la cosa che interessa di più dal punto di vista scientifico è che essi sono molto sensibili a cambiamenti in temperatura, precipitazioni e copertura nevosa, tanto che abbiamo potuto elaborare un modello che, a partire da questi dati meteo-climatici, riesce a ricostruire la "numerosità" della loro popolazione. Alcuni risultati preliminari sono apparsi in un articolo recente (Download 6-48_pasini.pdf) su un volume edito dal CNR, mentre ulteriori risultati sono in corso di pubblicazione su riviste internazionali.
La sensibilità ai cambiamenti del clima rende a rischio il futuro di questi animali e tale osservazione è particolarmente importante perchè rappresenta un esempio del fatto che tante specie subiscono e subiranno impatti di questo tipo, non solo orsi bianchi, pinguini o altri animali-simbolo del rischio estinzione! In particolare, tutta la "catena alimentare" è coinvolta in questo fenomeno.
Ma torniamo ai documentari... Proprio a causa di questi studi recenti, mi è stato chiesto di commentare alcune immagini di un film-documentario presentato in anteprima qualche giorno fa. Io avrei voluto "passare il testimone" ai miei colleghi biologi ed ecologi ma i tempi della TV (sia pure una web-TV) sono stati ancora una volta (si ricordi un post precedente) così stretti, che la cosa è risultata impossibile.
Il film-documentario in questione è Going North. Vie di fuga dal riscaldamento globale e descrive le strategie migratorie di specie animali che affrontano l'emergenza caldo. Antonio Cianciullo su La Repubblica TV ha dedicato a questo film la trasmissione di approfondimento cui ho partecipato. Vi lascio a questo video per una sua presentazione esauriente e approfondita, corredata da immagini molto suggestive.
Qui voglio lasciarvi con due semplici considerazioni:
- la fuga (la migrazione) non è l'unica strategia di adattamento che il mondo animale mette in atto per difendersi dai cambiamenti climatici: ne discuterò presto altre;
- la fuga non è prerogativa solo degli animali... Cosa potranno fare le popolazioni dell'Africa sub-sahariana se si verificheranno gli scenari di impatto agricolo discussi nel post precedente?
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