Torno sul tema, scherzoso ma non troppo, delle battute che si usano scambiare scienziati e filosofi (vedi qui un precedente post su questo argomento).
Qualche giorno fa ho ricevuto un'e-mail dal mio amico Vinicio, che ha l'abitudine di inserire qualche massima sotto la sua firma elettronica. Stavolta ho trovato quanto segue:
Scientist: Someone who knows more and more about less and less until they know everything about nothing.
Philosopher: Someone who knows less and less about more and more until they know nothing about everything.
Ancora una volta, ho immediatamente inviato queste "definizioni" al mio amico Fulvio, filosofo.
La reazione non si è fatta attendere:
Scienziato: colui che sostiene che la realtà sia scritta secondo scienza.
Filosofo: colui che sostiene che la filosofia sia scritta secondo realtà.
Che dire? Beh, sono definizioni simpatiche, che però ci inducono a pensare sull'atteggiamento con cui indaghiamo il mondo...
Lascio a chi si occupa di filosofia un commento sulle "definizioni" che riguardano i filosofi e mi limito a due brevi considerazioni su quelle che più direttamente chiamano in causa gli scienziati, partendo dalla seconda.
Dai tempi di Galileo Galilei, gli scienziati credono che "il grande libro della natura" sia scritto in termini matematici e che il metodo scientifico riesca a "catturare" la complessità del mondo e a far scoprire le "leggi" del suo comportamento. E' chiaro che questa è un'assunzione molto stringente che può condurre a forme di presupponenza o addirittura di scientismo, caratterizzate da scarsa tolleranza nei confronti di altre forme di conoscenza.
In realtà, penso di poter affermare che oggi, con l'avvento degli studi sui sistemi complessi (come il clima), questo pericolo sia minore. E ciò perchè, dopo un'epoca in cui regnavano incontrastati il riduzionismo e il determinismo, nella scienza stessa sono emersi "punti di vista" diversi con cui guardare allo studio di un sistema naturale: approcci tradizionali e approcci più "olistici" si confrontano e spesso si complementano (o addirittura si integrano) per analizzare un sistema a 360 gradi e per meglio comprendere le sue dinamiche.
In un certo senso, abbiamo una scienza più "democratica" e tollerante, in cui si è capito che approcci diversi rappresentano una ricchezza dal punto di vista conoscitivo. Un esempio concreto di questa "convivenza" e "sinergia" di approcci diversi è dato dalle strategie modellistiche nello studio del clima (A. Pasini, F. Mazzocchi, Nuova Civiltà delle Macchine, n. 4/2005, 112-128).
E a questo punto posso riagganciarmi anche alla prima "definizione" di scienziato, che "enfatizza" (si fa per dire) la sua capacità analitica e la sua specializzazione. Con lo studio dei sistemi complessi non è più vero che lo scienziato è colui che ne sa sempre di più su un dominio sempre più ristretto... Voglio dare solo due esempi:
- oggi si studiano formulazioni matematiche che si scoprono pertinenti per descrivere sistemi dinamici in ambiti completamente diversi, dalla fisica-chimica, alla dinamica delle popolazioni animali, all'economia;
- quando costruiamo modelli per simulare il comportamento di sistemi complessi come il clima, abbiamo bisogno di mettere insieme competenze anche molto diverse, come quelle del meteorologo, dell'oceanografo, del fisiologo delle piante, ecc... Tutte queste persone mettono insieme le proprie conoscenze specifiche e le traducono in un linguaggio comune che porti a scrivere un programma di computer (il cuore del modello climatico). La trattazione interdisciplinare è una necessità!
Beh, spero proprio che scienziati e filosofi continuino a "sfottersi" a vicenda... Del resto, la satira non è altro che un modo per vedere più chiaramente i propri difetti!
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Commenti
Giuseppe 19/feb/2008 14:00:31
Flavio 19/feb/2008 14:50:37
Roberto Domenichini 19/feb/2008 15:26:49
Roberto 24/feb/2008 13:10:13
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