Domenica scorsa l'agenzia di stampa Adnkronos ha pubblicato un approfondimento sul programma di quei pochissimi scienziati che si sono presentati nelle liste per le prossime elezioni politiche. Alcune loro idee e proposte sono interessanti, ma il "peso" di queste persone all'interno degli schieramenti appare comunque assolutamente minoritario, il che, temo, ostacolerà fortemente la realizzazione concreta di quanto "promesso".
Credo che l'azione "dall'interno" di questi colleghi sia sicuramente importante, ma sono anche sicuro che un'accresciuta sensibilità ai temi della scienza nel mondo politico non possa che venire da una "spinta" decisa di comunità scientifica e opinione pubblica nei confronti della politica stessa.
Mi è venuto in mente, allora, di fare una breve ricognizione di quanto alcuni esponenti della comunità scientifica, non presenti nelle liste, hanno da proporre al futuro governo. La mia piccola indagine è ovviamente estremamente parziale, ma questo blog potrebbe fornire l'occasione per aggregare altre proposte e farle conoscere al mondo politico...
Mi limito a illustrare brevemente 4 proposte.
1) Qualche mese fa il collega-blogger Gianluca Salvatori si è fatto promotore di una petizione (subito raccolta da Nova 24, l'inserto scientifico settimanale de Il Sole 24 ore) che chiedeva l'abolizione del tetto di 100 milioni di Euro all'erogazione del 5 per mille che gli italiani possono devolvere nella denuncia dei redditi. Questo tetto faceva sì che la maggior parte dei soldi devoluti non potesse raggiungere gli Enti beneficiari, tra cui molti Enti di ricerca. La petizione ha avuto tra i primi firmatari alcuni personaggi di spicco del mondo della ricerca, come i premi Nobel Carlo Rubbia, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini. Il risultato finale della petizione è stato un "parziale successo", poichè, a quanto ne so (vedi qui), il tetto non è stato abolito, ma soltanto alzato.
Credo che questa esigenza di far sì che gli italiani possano veder consegnato il proprio 5 per mille secondo le volontà espresse e senza alcun tetto sia una questione di giustizia verso la volontà popolare e vada riproposta per intero al nuovo governo...
2) E' chiaro che l'esigenza di ottenere finanziamenti alla ricerca è un MUST per il mondo scientifico. Ma da dove attingere? Si sa bene che in Italia gli investimenti pubblici in ricerca sono molto bassi ma, nel contempo, sono basse anche le percentuali di fatturato destinate a ricerca e sviluppo da parte delle imprese private.
Come uscirne? In un colloquio con Carlo Bernardini (professore emerito al Dipartimento di Fisica di Roma I), egli mi ha voluto rendere parte di alcune sue idee in merito molto precise e "innovative"...
Bernardini parte dalla constatazione che le fondazioni di origine bancaria hanno avuto nel 2006 un patrimonio contabile enorme, di oltre 47 miliardi di euro (vedi Download Fondazioni_Sole.pdf e Download Fondazioni_MF.pdf ). A fronte di ciò, l'importo complessivo erogato è stato nel 2006 di quasi 1,6 miliardi di euro, ma di questa somma solo poco più del 10% è andato a finanziare attività di ricerca, per la maggior parte ricerca di stampo medico.
Il fatto è che le fondazioni cercano sempre un "ritorno d'immagine" e spesso la ricerca non fornisce questo ritorno... Fanno eccezione alcune "manifestazioni" come la raccolta fondi per Telethon.
Recentemente (vedi articolo a fianco) è stato costituito un fondo promosso da queste fondazioni per "favorire il trasferimento alle imprese dei risultati dell'inovazione", ma, ancora una volta, il punto sta nel fatto che l'innovazione ci sia e sia riconosciuta (dopo di che si può trasferirla) e nel far sì che anche le imprese stesse siano spinte ad aprire e/o valorizzare i propri settori di ricerca e sviluppo.
Carlo Bernardini la pensa così: "Nel mondo e - perché no? - anche in Italia ci sono molte persone che, avendo una buona preparazione tecnica, sono in grado di capire la letteratura scientifica avanzata. Non sono necessariamente ricercatori e non fanno scoperte, ma sono in grado di capire che si possono mettere insieme scoperte diverse della ricerca di base per ottenere nuove tecnologie complesse. Marconi è un bell'esempio del passato: Hertz concepì le antenne, Calzecchi Onesti e Popov il ricevitore di segnali (galena), Heaviside lo specchio elettronico prodotto dall'ultravioletto solare nell'alta atmosfera; ma fu Marconi a mettere insieme tutto ciò e a inventare la radio e a vincere la curvatura terrestre. Queste innovazioni possono essere ancora possibili se qualcuno decide di investirci: servono "capitali di rischio" e il coraggio di correre quel rischio, su proposta di consulenti competenti che valutino le invenzioni contemporanee che vale la pena sostenere finanziariamente. Quale modo più intelligente di usare gli ingenti fondi delle Fondazioni Bancarie? I consulenti costano poco; gli inventori sono i motori di un profitto che può rivelarsi enorme in confronto all'investimento. Perché non pensarci?"
Diciamolo ai nostri politici...
3) Ma i rapporti tra scienza e politica non si giocano solo sul piano degli investimenti...
Sappiamo che la scienza può dare un grande apporto alla qualità della vita e allo sviluppo della nostra Italia, cose queste che dovrebbero essere fornite anche da una politica al servizio del Paese. Oggi invece assistiamo ad una ricerca scientifica poco considerata e ad una politica "scollata" dal tessuto connettivo del Paese. Può allora la scienza contribuire a migliorare la qualità della vita e nel contempo aiutare anche a colmare questo divario tra istituzioni e cittadini?
Ebbene, il mio collega Raffaele Calabretta del CNR - Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, nel suo pensatoio della ricerca dice di sì!
Nel momento in cui andiamo a votare con una legge elettorale che non ci consente di esprimere preferenze per i candidati, in un'epoca in cui neanche le sezioni dei partiti sono più frequentate, la scollatura tra elettori ed eletti diviene quanto mai ampia. Allora Raffaele, che è uno studioso dei processi neurali delle emozioni, si è "inventato" un sistema per accrescere il nostro grado di "felicità" e nel contempo per colmare questo divario.
Studi recenti, come quelli di Luisa Corrado, premio Cartesio di quest'anno, mostrano come non sia solo il denaro a rendere felici e rivalutano il ruolo della fiducia nelle istituzioni e della democrazia partecipativa. In tale contesto, Calabretta propone l'istituzione delle Doparie. Questo termine ha un duplice significato: mentre le primarie si fanno prima delle elezioni, le doparie si fanno dopo le elezioni, quando è maggiore lo scollamento tra politica e problemi dei cittadini; inoltre, il termine "doparie" fa venire in mente il fenomeno del doping, però in questo caso si tratta di doping positivo (come il movimento del corpo fa bene al cervello, così i movimenti della società civile e la partecipazione democratica incrementano il tasso di benessere e possono aiutare i partiti a governare). Si tratta di consultazioni dopo il voto su temi di grande interesse per la vita di tutti che portino ad approfondimento di conoscenza nella società civile e partecipazione alle decisioni.
Chi è dopato è un po' "fatto"? Beh, allora Calabretta ti "stimola": "fatti" di vera democrazia partecipata...
... e dillo ai politici!
4) Infine, anch'io vorrei fare qualche considerazione e una proposta.
Fin dal mio primo post su questo blog, ho sottolineato come il clima sia per me il prototipo dei sistemi complessi con cui la società attuale ha a che fare, dal sistema economico a quello ecologico, alle reti delle più svariate nature (dai formicai a Internet)...
Ebbene, la "scienza della complessità" sta facendo grandi progressi nella comprensione di tali sistemi, ma su questi temi la divulgazione scientifica incontra enormi difficoltà. E questo non è dovuto soltanto al problema intrinseco di dover tradurre il linguaggio tecnico e formalizzato della scienza in linguaggio comunicativo (vedi questo post precedente), ma anche al fatto che la scuola italiana non fornisce attualmente le basi conoscitive per comprendere le peculiarità dei sistemi complessi rispetto, ad esempio, ai semplici sistemi meccanici o elettrici che, tutt'al più, incontriamo in un laboratorio di fisica del triennio superiore.
Dato che i problemi cui la società attuale si trova dinanzi afferiscono per la maggior parte al "comportamento" di certi sistemi complessi e alla loro interazione con le attività umane, credo che si debba fare uno sforzo di "alfabetizzazione alla complessità", introducendo il tema nei programmi scolastici, per esempio iniziando con sperimentazioni in tal senso che diano la possibilità di un pieno inserimento di tale tematica nel prossimo futuro.
Credo che tutto ciò sia cruciale per una crescita equilibrata e consapevole della società, dove i cittadini devono assumere un ruolo attivo, responsabile e di stimolo (ai politici) su questi temi che toccano ciascuno di noi. Ritengo che tale attività debba rivestire un carattere di priorità nelle azioni del futuro governo relative alla scuola.
Ho presentato solo alcune proposte di cui sono a conoscenza, ma sono sicuro che in ambito scientifico molti colleghi stanno pensando a come interagire con la classe politica su temi in cui l'apporto dei ricercatori possa essere di aiuto e di stimolo.
Ben vengano altre proposte! Sarei felice se questo blog potesse contribuire a diffonderle e a porle all'attenzione di tutti noi...
... nella speranza di un ritorno (in termini tecnici, feedback) dalla classe politica.