Negoziati sul clima di Bonn: tiriamo le somme
A Bonn si sono concluse alcune sessioni preparatorie in vista dell'appuntamento di Copenhagen del prossimo dicembre in cui si tenterà di stabilire un protocollo che possa consentire di "frenare" i cambiamenti climatici in atto.
I lavori sono stati intensi e sono state approfondite tante questioni di rilievo: una dimostrazione su tutte è che il testo negoziale è passato da 52 pagine a oltre 200..., inclusi emendamenti tra loro contraddittori. Ciò mostra che il problema di trovare un accordo condiviso è veramente complesso e che il poco tempo che rimane da qui a dicembre potrebbe effettivamente non essere sufficiente per giungere ad un testo soddisfacente per tutti.
I media italiani non hanno dato grande spazio a questo evento di Bonn, forse perché districarsi nel linguaggio della negoziazione su questi temi non è facile per i giornalisti stessi, né è facilmente "divulgabile" al lettore una sintesi dei lavori con le conclusioni che si possono trarre.
In poche parole, sono stati fatti progressi su tanti temi come quello del finanziamento e del trasferimento di risorse tecnologiche ai Paesi in via di sviluppo: per le azioni di mitigazione (essenzialmente, riduzione delle emissioni e del fenomeno della deforestazione) e per quelle di adattamento (difesa dei territori e degli ecosistemi da quei cambiamenti climatici ormai ritenuti inevitabili). Ricordiamo che i Paesi più vulnerabili sono ovviamente quelli poveri...
In particolare, sembra che ci sia una visione condivisa sul fatto che questi meccanismi internazionali non possano essere lasciati esclusivamente al libero mercato: ci sarà un'influenza dell'attuale crisi economica e finanziaria su questo?
Tutti questi punti hanno portato progressi notevoli. Il vero nodo cruciale che ancora non si è sciolto, però, è anche quello più fondamentale. Le indicazioni del mondo scientifico vanno nella direzione di valutare come ottimale (nel senso di 'non pericoloso') un contenimento del riscaldamento globale nell'ordine dei 2°C rispetto al 1990. Come già discusso (vedi, ad esempio, un post di qualche tempo fa per come si fanno i "conti"), ciò significa che bisognerà diminuire le emissioni di CO2 almeno del 25% al 2020. Ebbene, un documento che riporta le ipotesi di riduzione proposte dai vari Paesi fa vedere come le cifre vadano ritoccate ampiamente da parte di quasi tutti, se si vuole raggiungere questo obbiettivo.
Insomma, in un momento in cui in queste sedi negoziali non si sollevano più perplessità sui risultati della scienza del clima (né si richiede una "seconda opinione"), occorre però essere più "ambiziosi", altrimenti la montagna partorirà un topolino che non potrà nulla per frenare questi cambiamenti già innescati da tempo.
Infine, una nota di colore. Anche in questo consesso chi "conta" poco deve sfruttare meccanismi legali per far sentire la propria voce. E' il caso del piccolo arcipelago di Tuvalu (nell'Oceano Pacifico), che aveva proposto la sua visione complessiva e articolata per la discussione comune. Dato che nessuno ne aveva tenuto conto, Tuvalu ha inviato la sua proposta di protocollo di Copenhagen ufficialmente all'ONU, seguito a ruota da Costa Rica, le cui proposte avevano avuto la stessa "considerazione".
Due protocolli "fai da te", che ora andranno discussi e votati a Copenhagen. Sarà una perdita di tempo (un testo non condiviso non può passare con i meccanismi di voto dell'ONU), ma ciò dimostra che i "piccoli" sono determinati a far valere le proprie idee per il futuro dell'ordine mondiale.
Insomma, si va avanti lentamente e faticosamente. I "grandi" forse non vogliono ancora scoprire le proprie carte, ma il momento in cui tutti i nodi verranno al pettine si sta avvicinando. La questione è molto complessa ma i punti essenziali sono pochi. Dopo aver allargato a dismisura la discussione a Bonn, ora si tratta di sintetizzare e concentrarsi sui punti veramente irrinunciabili, come quello degli obiettivi di riduzione.
Il clima di Copenhagen sarà migliore di quello di Bonn? Dovrà esserlo, perché ne va del clima mondiale...
P.S.: ringrazio Sergio Castellari (Focal point italiano IPCC) per un suo rapporto di sintesi delle riunioni di Bonn e Vincenzo Ferrara per utili discussioni su questo tema.



